Recensione Alessandro Baricco Novecento

Quando conobbi Baricco e “Novecento”

Ad occhi chiusi poteva ancora sentire il vento caldo sulla pelle, tra i capelli ormai schiariti dal sole; il profumo di benzina e deserto, la sabbia dentro il cuore, dappertutto.
Ad occhi chiusi poteva ancora vedere i colori dei tramonti infuocati, e poi comparire, una ad una, tutte le stelle del cielo. Le stelle, in Egitto, sembrano più stelle. Il cielo, a guardarlo, è un mantello acceso. C’è più cielo in Egitto.

Priscilla aveva sentito diverse volte parlare di quell’uomo. Aveva sentito dire che la sua voce toglieva il fiato. Durante lo spettacolo serale potevano ascoltarlo tutti, mentre dava vita, leggendolo, ad un monologo sconosciuto. Sembrava che accarezzasse ogni parola, per portarla poi dentro ciascun cuore tremante.
Lei non sapeva chi fosse, aveva troppe cose da fare per prestare attenzione a tutto ciò che si raccontava di quest’uomo dalla voce così calda, fatta di velluto. E perché mai avrebbe dovuto interessarle?
Lo ignorò. Per mesi. Lui e la sua bellissima voce. Lui e il suo temperamento ombroso e fuori dai quadretti, o almeno così si diceva in giro di lui.
Ignorò anche un certo libro ed il suo autore semplicemente perché, le avevano detto, lui ne aveva interpretato magistralmente diverse parti con quella sua voce.
Lo ignorò perché che cosa ne sapeva lui delle parole? Esse potevano essere soltanto sue. La loro magia poteva prendere vita unicamente nella sua stanza silenziosa, quando, infine sola, si lasciava andare al suo mondo appassionato in cui riusciva ad essere veramente sé stessa.
Che cosa ne sapeva lui di come prendevano forma le immagini attraverso la matita e le sue parole, abbandonate su fogli di carta sparsi ovunque.
La voce, certo. Si.
Fino a quel pomeriggio di Ottobre, in cui lui, per la prima volta, le rivolse la parola. Camminava in direzione del bar che si affacciava sul mare, Priscilla rientrava in ufficio dopo la consueta pausa caffè pomeridiana.
«Ciao, come stai?» le domandò senza preavviso.
«Tu sei quello del monologo?» rispose con un’altra domanda. Ignorando volutamente la sua cortesia.
«Si»
«Come si intitola questo libro che leggi?»
Perché glielo aveva chiesto? Perché diavolo gli stava dando tutta quell’importanza? Che cosa c’entrava adesso chiedergli il titolo?
«Novecento di Baricco. Leggilo, ti piacerà»
«Può darsi» rispose Priscilla evasiva.
Dentro, il suo cuore vibrò, senza che lo volesse. Quella voce si era appoggiata su di esso come una carezza gentile che, tuttavia, non voleva in alcun modo ricevere.
Le sorrise dolcemente. Aveva capito e lei si sentì nuda. Senza tutte le sue difese immaginarie verso il mondo e le persone.
Si erano conosciuti così, con un monologo. Con la sensazione, forse l’intesa sottile, che qualcosa li univa.
Furono poi giorni pieni di un legame bruciante, avido di vita dell’anima. Avido di presenza, nonostante il timore di avvicinarsi l’una all’altro.
“Ti prego vai via”. “Ti prego rimani”.
“È tutto sbagliato” le diceva baciandola di passione e desiderio. Amandola solo di notte, quando nessuno vedeva. In un altrove protetto, noto soltanto a loro: le storie vaneggianti di Priscilla. Le sue parole ed il suono di una voce. La musica che lui ogni sera sceglieva per lei. Un vampirismo emotivo li teneva insieme, li faceva sentire vivi nel loro modo unico e speciale di esserlo.
Le accarezzò il volto come si fa con una bambina, nel salutarla quel giorno in aeroporto.
«Ci vedremo presto» diceva con la sua voce, mentre i piedi andavano avanti, lontano, fin dove il tempo cancella.
Priscilla rimase immobile a guardarlo andare via. Con il suo cuore di donna impaurito e spezzato dai sentimenti che si vergognava di provare.
«Si, certo» disse fra sé.

 

 

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2 Commenti
  • Giovanna Ferro
    Pubblicato alle 02:03h, 24 Marzo Rispondi

    Mi piace mto la tua scrittura. Ti scopro solo ora. Continuerò a leggerti e mi incuriosisce il tuo libro.
    Complimenti sai arrivare al cuore.

    • Alessandra Ferro
      Pubblicato alle 18:47h, 25 Marzo Rispondi

      Ciao Giovanna,
      ti ringrazio per avermi fatto visita qui, nella mia casa.
      Sono felice di sapere che le mie parole siano riuscite a suscitare emozioni nel tuo cuore.
      Torna a trovarmi.
      A presto
      Alessandra.

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