Struttura narrativa e scrittura autobiografica

Struttura narrativa e scrittura autobiografica

Mettere ordine tra emozioni e memoria per scrivere con coerenza e verità.

 

Quando si lavora a un testo autobiografico bisogna fare i conti con emozioni, memoria e frammenti che hanno bisogno di seguire un certo ordine per poter diventare racconto; la struttura narrativa non è un vincolo, ma una bussola: aiuta a orientarsi, a selezionare ciò che è rilevante e a restituire al lettore un percorso che sia coerente e coinvolgente. In questo articolo esploriamo l’importanza della struttura narrativa nella scrittura autobiografica, per iniziare a costruire (o ricostruire) il filo della propria narrazione personale.

 

Amo prendermi il tempo per esplorare il mondo della scrittura e della narrazione, aprire uno spazio di riflessione. Questa volta, con la consueta emozione che mi attraversa quando condivido ciò che penso — esporsi non è mai semplice — ho scelto di affrontare un tema che può dirsi fondamentale: la struttura narrativa.

«Affrontare il lavoro può essere un gioco anche molto divertente se ne conosciamo le finalità, i confini, i contenuti e le regole» scriveva David Allen: un concetto che può senz’altro associarsi alla scrittura perché, se è vero che essa scaturisce dalla nostra emozione, è altrettanto vero che per scrivere – bene – bisogna lavorare prima e strutturare, prepararsi il terreno, definire il proprio percorso.

Che si tratti di un libro, di una newsletter o di una lettera all’amatə, non si può improvvisare: si scrive senza ascoltare il cervello, ma si segue uno schema deciso a monte. Per approfondire l’argomento, ho scelto di analizzare il mio romanzo C’è sempre la sorella preferita, non per autoreferenzialità, ma per potervi raccontare senza filtri, da dentro, il processo creativo che mi ha guidata.

 

La genesi.

C’è sempre la sorella preferita è un romanzo autobiografico che possiamo collocare nella letteratura di formazione. Racconta la storia di cinque donne che, incontratesi durante la prima call di un percorso di crescita personale, nel corso di tre anni tessono un legame così profondo da diventare, alla fine, sorelle di anima. La narrazione si sviluppa prevalentemente in terza persona, eccezion fatta per il primo e l’ultimo capitolo, che adottano invece un punto di vista interno, filtrato attraverso lo sguardo di una delle protagoniste, Priscilla.

La prima edizione del libro sarebbe dovuta uscire l’8 marzo 2020, ma la pandemia bloccò la pubblicazione che, quindi, slittò a giugno dello stesso anno; il romanzo fu accolto con tale entusiasmo da indurmi a pubblicare una seconda edizione che, di comune accordo con la casa editrice, fu arricchita dall’aggiunta di una postfazione che ne raccontasse la genesi più intima, intrecciando il mio vissuto personale con alcuni antefatti.

 

La struttura

L’intero romanzo poggia su una struttura a cornice:

  • Capitolo iniziale (La spiaggia), ambientato nel presente, introduce il fine settimana che segna il ritrovo delle protagoniste.
  • Cinque capitoli centrali, ciascuno dedicato a una delle sorelle (Aurelia, Azzurra, Caterina, Viviana e Priscilla), raccontano momenti cruciali delle loro vite, intrecciandosi con il triennio condiviso.
  • Capitolo conclusivo (Arrivederci), chiude la storia del weekend e richiama le protagoniste alle loro vite quotidiane.

 

Ad ogni personaggio, un tema.

Ciascun capitolo si apre con una citazione scelta per anticipare i temi chiave del racconto:

  • Fiducia nell’intuizione per Aurelia,
  • Il valore dell’autostima per Azzurra,
  • La ricerca interiore per Caterina,
  • La fede incrollabile nella speranza per Viviana,
  • Il coraggio di mostrarsi per Priscilla.

 

Aver avuto una struttura tanto precisa e delineata ha rappresentato, lo ammetto, la mia salvezza.

Nel momento in cui si decide di intrecciare passato e presente, di raccontare più storie che si intersecano, con i numerosi avanti e indietro nel tempo, il rischio di smarrirsi — o di far smarrire il lettore — è molto alto: avere una rotta chiara è stato essenziale per mantenere coerenza narrativa e mi ha permesso di attraversare il mare aperto delle emozioni che, più volte, mi hanno inghiottita mentre scrivevo.

Sapevo dove volevo condurre il lettore, quale fosse il punto di partenza, il percorso da compiere insieme e il luogo in cui arrivare. Ogni capitolo, ogni scena al suo interno aveva un posto preciso, un significato preciso. In questo senso, la forma ha custodito e protetto il contenuto, permettendomi di raccontare una storia complessa senza che si disperdesse la sua intensità emotiva.

 

Dalla memoria al lettore: la scrittura come atto di verità.

La stesura del romanzo è stata per me un’immersione profonda nei ricordi, nelle emozioni e nel legame che mi unisce alle mie sorelle; va da sé che non ho scritto con distacco al contrario ho rivissuto ogni vicenda mentre la raccontavo poiché ogni gesto o silenzio o parola passeggiava ancora dentro di me. Mi sono lasciata andare ai ricordi, a ciò che sentivo ed ho esitato, indugiato; ho atteso a lungo, fino a che le parole non sono giunte, esatte, per ogni emozione o momento. Non avrei potuto gestire un lavoro di tale portata se, a monte, non avessi avuto un letto ben definito nel quale far scorrere il fiume del mio racconto.

In fase di revisione, poi, la stessa struttura mi è stata utile per dare ordine e forma all’intensità emotiva; l’ha organizzata, le ha dato ritmo, respiro, profondità. Grazie a quel lavoro accurato, oggi il lettore può entrare nel cuore delle storie che racconto senza perdersi, sentendole proprie, respirandole pagina dopo pagina.

 

Un racconto nel racconto: la postfazione come chiave di lettura

Nella seconda edizione del romanzo, la postfazione, intitolata La sorella preferita, aggiunge un ulteriore strato di profondità. Costruita con cura, alterna narrazione cronologica, dialoghi interiori — tra me e il mio alter ego Priscilla — e scambi epistolari reali con l’editore.

Questa scelta stilistica mi ha permesso di mostrare al lettore non solo la genesi del libro, ma anche il dietro le quinte.  Un vero e proprio racconto nel racconto che mostra il percorso creativo e personale che ha portato alla nascita del romanzo, intrecciandosi con eventi collettivi come la pandemia e offrendo uno sguardo sincero sul mestiere di scrivere da dentro, come piace dire a me.

Pubblicare C’è sempre la sorella preferita non è stato solo il risultato di un esercizio di memoria, ma un viaggio emozionale e formativo. Un gesto di verità. La struttura narrativa è stata la mia alleata più preziosa, ciò che mi ha permesso di rimanere fedele al vissuto, accogliere emozioni ma trovare anche la forma giusta per farle arrivare a chi legge. Senza di essa mi sarei persa nell’intensità di quelle storie che hanno segnato profondamente la mia vita.

Scrivere non è solo raccontare, è accompagnare l’altro nel cuore della propria verità.

Ogni storia ha bisogno di struttura per poter respirare. E la tua, che forma sta cercando?
Se anche tu scrivi (o sogni di scrivere), forse sai cosa vuol dire cercare una rotta che tenga insieme emozioni e senso: come trovi il tuo equilibrio quando scrivi? Come vivi questa parte del processo creativo?

Raccontamelo nei commenti oppure – se desideri avere uno spazio per lavorare insieme a me a quella storia che attendi di raccontare – iscriviti alla mia lista d’attesa.

Ci vediamo lì: tra le parole, nelle tue storie.

 

 

 

Alessandra Ferro Newsletter

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