Perché scrivi? Perché si scrive?   Togliamoci il pensiero ed entriamo subito nell’ambito dell’inesplicabile, della retorica, così ben tradotta da André Dhôtel come “un miracolo universale in cui l’essenziale è qualcosa di invisibile al quale l’essere si abbandona non per scelta, ma per l’immediata necessità di una scrittura”. La creazione romanzesca sarebbe dunque una lotta nella quale lo scrittore finisce col soccombere, e questa tensione interiore, il bisogno di scrivere, diviene l’atto irrazionale per eccellenza. Il romanziere, dal canto suo, si definisce volentieri come...

Consigli per trasformare le emozioni in narrazione   Se mi leggi da un po’, sai che su questo Blog non ci sono verità assolute o saperi nascosti che, grazie alla mia innata indulgenza, decido di regalare per mostrare la mia autorevolezza su un certo tema. Se mi leggi da un po’ sai che il mio scopo di scrittrice è quello di riportarti a casa attraverso le tue stesse emozioni, quelle che emergono dagli angoli più insondati della tua persona. Quindi perché, oggi, la Parolaia...

“Trovate un luogo tutto per voi” scriveva S. King nel suo maestoso On Writing, “finché non ne scoverete uno, vi sarà difficile prendere sul serio la vostra decisione di lavorare sodo”. Secondo lui avrebbe potuto essere un luogo qualunque, l’importante è che avesse almeno “una porta che si fosse disposti a chiudere” per dichiarare al mondo intero là fuori che ci si è assunti un impegno della massima importanza. Il passo successivo, sempre secondo King, è quello di fissarsi un obiettivo quotidiano...

La casa è deserta quando entro. Un silenzio nuovo, a cui non sono preparata, ne abita ora le stanze. Respira. Respira. Mi sembra ancora di sentirmi dire ad alta voce, entrando, “Nonna!” e poi cercarti, tra la sala e la cucina. Mi sembra di vedere le tue spalle mentre, seduta a tavola, sorseggi il tuo caffè. Quanto amavi il caffè nonna? Uno appena sveglia, ancora prima di aver messo i piedi per terra. Uno a colazione, e poi ancora altri, durante il...

C’era una volta…..   Le fiabe iniziano tutte così. Poi c’è qualcuno che parte, che viaggia, che si sconfigge, che sconfigge un nemico. E poi ci sono mostri che portano il nome delle proprie paure, angoli bui, tranelli. Alleati, certo. Camuffati da giullari o coperti da mantelli che scaldano. Infine c’è un ritorno. C’è sempre un ritorno. A casa. Dentro di sé. Un sé diverso, più grande, più forte, più coraggioso. Più duraturo. Il finale certo che ristabilisce l’ordine, iniziale o no non ha...